E’ la mattina del primo Giugno quando ci ritroviamo al maneggio pronti per la partenza: Eleonora in sella a Pinta’s Rock, Erica in sella a Cleo, Giulia in sella a Brio, Pamela in sella a King, Sara in sella a Benjo, Maura in sella a Brada e io con il mio compagno di avventure Tango. Ormai tutto è pronto, il percorso dei quattro giorni è stabilito e minuziosamente segnato sulle carte, le bisacce sono state accuratamente sistemate sulle selle con tutto l’occorrente e i cavalli strigliati a dovere sono pronti a partire… non manca nulla per la partenza di quello che si rivelerà un indimenticabile viaggio in occasione del Raduno Nazionale della FITETREC-ANTE a Ferrara.

Partire in sella ai nostri cavalli, lasciandoci alle spalle il maneggio e le colline conosciute per avventurarci in territori mai visitati ha in se qualcosa di speciale e di mistico, che va al di là della classica (se pur divertente) gitarella fuoriporta, in quanto assapori l’essenza di quello che è un vero e proprio cammino uomo-cavallo, riuscendo a rivivere delle situazioni che appartengono al passato: una condizione tra uomo e territorio perfettamente armoniosa e con un fascino senza tempo, che fa di questi itinerari un piacere intramontabile.

Sostenendo imprese di questo genere ci si ritrova giornalmente ad affrontare difficoltà di ogni natura, dalle condizioni del tempo ai percorsi difficoltosi, dalla complessità nell’orientarsi alla logistica di gestire sette cavalli per tutte le loro esigenze unitamente a quelle dei cavalieri… ed è così che un viaggio di questo tipo ti consente di assaporare una moltitudine di emozioni mettendoti costantemente alla prova, sia fisicamente che mentalmente. Tuttavia, il superamento di ogni avversità, una dopo l’altra, uniti in uno scopo comune, non fa altro che gratificarti e arricchirti giorno dopo giorno, fino a raggiungere uno stato mentale di serenità e orgoglio verso quello che stai compiendo che allevia ogni fatica.

E questa probabilmente è la vera essenza del turismo equestre: un’esperienza impegnativa e faticosa, che si trasforma in un percorso mentale che nasce dal rapporto col territorio e dalla simbiosi con il proprio cavallo, permettendo a chi lo compie di ottenere non solo un’enorme gratificazione personale, ma che gli consente di sfiorare quella sensazione di autentica libertà che da tanti è acclamata, ma che nessuno conosce veramente.

Le luci dell’alba quando ci si sveglia per dare il fieno ai cavalli, il rumore degli zoccoli nel silenzio dei sentieri che ci ospitano, le mappe dei territori consumate a forza di essere consultate, una pioggia improvvisa, la soddisfazione di una siesta in un prato all’ombra, le storie di vita scambiate tra cavalieri lungo il percorso, controllare di notte con la torcia che tutti i cavalli siano tranquilli… sono queste quelle piccole ma altrettanto grandiose situazioni che rendono un viaggio a cavallo un'esperienza unica.
Se a tutto questo uniamo l’amicizia dimostrata dai cavalieri che si incontrano lungo il cammino che, come in un’epoca ormai dimenticata, danno un valore solenne all’ospitalità solo grazie ad una forte passione comune, allora il turismo equestre si rivela anche uno strumento di unione sociale forte e stabile, fatto di vigorose strette di mano, dallo scambio di esperienze e dalla condivisione di tanti problemi e obiettivi comuni, tutti legati al mondo del cavallo.

Ma quanto detto finora è nulla se confrontato al nostro arrivo alla meta… la soddisfazione più grande è stata quella di vedere negli occhi di chi ha cavalcato con me per giorni la felicità di entrare nell’ippodromo di Ferrara dopo tante fatiche, dando vita ad un momento in cui tutte le emozioni provate fino ad allora sono esplose in una gioia comune, sfociata in abbracci, pacche sulle spalle e... qualche lacrima per l’emozione! Questo a dimostrazione del fatto che tutte le cose più belle rimangono tali se si ha la possibilità di condividerle con qualcuno.

Infine, il quinto e ultimo giorno, la magnifica sfilata. Tutti noi in uniforme, fieri della nostra impresa, percorrendo le vie di Ferrara attraversando i monumenti storici e le mura, sentendo solo il battere di centinaia di zoccoli sugli antichi ciottolati della città, tra cavalli di ogni razza, stendardi e carrozze: è stato il coronamento di un’impresa indimenticabile per noi e per il nostro maneggio.

Grazie ai nostri insuperabili cavalli che sono in grado di regalarci sempre nuove emozioni, e grazie a voi ragazze: siete state delle grandiose compagne di avventura.
Matteo.
Desidero ringraziare personalmente alcune persone che hanno permesso e garantito la riuscita di questo nostro viaggio:
Davide Cavazzoni e Giovanni Sabatini, due veri uomini di cavalli, per avermi trasmesso tanta passione, e per avermi dedicato diverse ore nella ricerca dei percorsi.
Alessandro Rambaldi per l'appoggio durante il nostro arrivo, e per averci 'salvato' portandoci a casa i cavalli dopo un incoveniente col nostro trasporatore.
Guido Varani e Gianni Gottarelli per l'accoglienza proverbiale e per la gentilezza con cui ci hanno ospitato.
Giustina Canuti e Roberto Zoli per averci coinvolti nell'impresa dell'equiraduno e per l'appoggio durante il viaggio.
In ultimo ringrazio come sempre Francesco, Rita e il nostro gruppo di amici per averci raggiunto e per aver consentito ancora una volta al nostro maneggio di dimostrarsi un valoroso gruppo di cavalieri e amazzoni!
FOTO DEL VIAGGIO - FOTO DELLA SFILATA DELL'EQUIRADUNO
Scarica dal link che segue l'articolo sull'equiraduno del Resto del Carlino di Ferrara, dove padroneggia la foto di una nostra raggiante amazzone: PARTE 1 - PARTE 2
E' inoltre disponibile l'articolo, con tanto di foto del nostro gruppo, nel SITO NAZIONALE FITETREC-ANTE.
E' possibile visionare l'intero percorso del viaggio su Google Maps cliccando sul link seguente. (La tratta del quarto giorno sarà disponibile a breve).
Google Maps: FAENZA - FERRARA a cavallo in 4 giorni

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